Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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martedì 24 febbraio 2015

Tel Aviv named ‘best beach party spot on planet’ | ISRAEL21c

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Franco Di Mare a UNomattina

https://www.facebook.com/video.php?v=773423636067333

"Smettiamo di voler distruggere Israele": il messaggio di speranza del palestinese Eid Bassem

Di: Roberto Zadik
 
Una testimonianza importante in questi anni difficili per Israele e per il mondo ebraico arriva da una fonte insospettabile e inaspettata come un sito palestinese. Il sito “Times of Israel”, autorevole portale israeliano di informazione in inglese, riporta la lettera contenuta nel blog di Eid Bassem, direttore e fondatore del Gruppo di Monitoraggio per i Diritti Umani Palestinesi che si trova a Gerusalemme.
Il testo è molto autocritico e cerca di essere obbiettivo e non, come spesso accade, fazioso o rabbioso o peggio ancora antiisraeliano e antisemita e in questi tempi in cui l’Europa è travolta da episodi gravi di intolleranza  le parole di Bassem sembrano veramente molto attuali e pertinenti.
“Sono un palestinese orgoglioso della mia identità e nato in un campo rifugiati da una grande famiglia, ma voglio solo la pace e il bene per il mio popolo e mi piacerebbe che tutto questo odio e distruzione finissero. Dopo 66 anni di errori e occasioni perse è venuto il momento per noi palestinesi di creare le condizioni per la pace e di lavorare per un futuro migliore. È ora di smettere di voler distruggere Israele e di abbandonare l’idea di buttare tutti gli ebrei a mare. Bisogna smettere di dar retta agli integralisti islamici e ai regimi arabi che ci strumentalizzano per una guerra distruttiva e insensata contro Israele”.
Parole forti e emozionanti che colpiscono per la sincerità e la moderazione e che esprimono senza troppi giri di parole concetti molto interessanti e anche originali. “Bisogna essere realistici. I palestinesi stanno sbagliando. A Gaza le nostre scuole vengono controllate da fanatici islamici che indottrinano i nostri figli e Hamas usa i nostri civili come scudi umani in una battaglia perdente contro Israele. Hamas mantiene il potere con la violenza e  questo garantisce, purtroppo, che il denaro venga speso in questo modo, per armare i palestinesi invece che per farli vivere meglio. Mentre il Presidente Abbas è molto rapido nel denunciare Israele quando attacca Hamas, invece si rivela assolutamente inefficiente quando non riesce a fermarlo dal provocare Israele”.
Ma il blog di Bassem non si ferma qui e prosegue con fermezza e precisione nelle sue argomentazioni.
“Nel West Bank, mentre Abbas non è stato in grado di bloccare la costruzione degli insediamenti israeliani, invece, nella zona l’unica cosa positiva sono le buone attività intraprese con le compagnie israeliane ma il movimento BDS (Boicottaggio, Sanzioni e disincentivazione economica) sta facendo del suo meglio per portarci via il lavoro. Il governo di Abbas sta diventando una dittatura che utilizza i fondi internazionali per consolidare il proprio potere più che per sviluppare l’economia palestinese. A Gerusalemme Est, l’Amministrazione palestinese ha perso così tanta credibilità nella popolazione locale che la maggioranza della gente preferisce vivere sotto il controllo delle autorità israeliane anche se ancora oggi alcuni di noi sembrano incapaci di vivere pacificamente in mezzo agli ebrei. Nei campi palestinesi nei Paesi arabi, i nostri diritti umani vengono costantemente violati e veniamo semplicemente strumentalizzati dalle popolazioni arabe per ragioni egoistiche e opportunistiche”.
Nel suo testo egli approfondisce anche  importanti punti come il rapporto con Israele e un nuovo approccio verso lo Stato ebraico.
“Nonostante quello che pensiamo, dobbiamo restare in Israele ed esso ha diritto a esistere. È il Paese degli ebrei, ma anche una nazione per gli arabi israeliani che vivono meglio di qualunque arabo nei Paesi arabi. Dobbiamo accettare questo dato di fatto e andare avanti. L’antisemitismo inneggiato da Hamas, Fatah e dal movimento BDS non è una risposta ai problemi palestinesi. Bisogna invece sapere convivere pacificamente e democraticamente a fianco degli israeliani. Abbiamo perso molte opportunità di farlo. Come nel 1947 quando i regimi arabi hanno incoraggiato la popolazione palestinese a rifiutare gli accordi di spartizione territoriali dettati dai piani delle Nazioni Unite. Abbiamo fallito anche nel periodo fra il 1947 e il 1967 quando ci siamo opposti alla proposta di creare uno Stato vicino a Israele e un’altra occasione buttata è stata quando, diverse volte ormai, ci hanno proposto la soluzione dei “due Stati” e noi non l’abbiamo mai accettato.
 
Noi sappiamo che gli israeliani vogliono vivere pacificamente e che la maggioranza di loro sono amichevoli e ben disposti verso di noi. Siamo anche a conoscenza che a causa della violenza palestinese in Israele spesso e volentieri hanno vinto le elezioni partiti di destra. Sappiamo anche che l’Egitto è stato capace di assicurare un accordo di pace molto favorevole per Israele per la fine delle ostilità e che un modo di fare tranquillo e pacifico giocherebbe a nostro favore molto di più che non un’aggressività estremista e retorica. Israele non accetterà mai un’influenza palestinese che miri a stravolgere il carattere ebraico del Paese. Questo significa che insistere sul ritorno di milioni di profughi palestinesi nello Stato ebraico si è rivelato una tremenda delusione. Inoltre i villaggi palestinesi dove questi ultimi dovrebbero tornare a vivere non esistono più da molto tempo. Stiamo mentendo a noi stessi”.
La conclusione della lettera di Bassem è particolarmente efficace. “Per fare la pace con Israele dobbiamo assolutamente cambiare il nostro approccio. Abbiamo bisogno di accettare che il diritto di ritorno palestinese verrà risolto mediante una compensazione economica che permetterà ai profughi di insediarsi anche nei Paesi arabi o nei Territori Palestinesi e non solo in Israele. Dobbiamo tener conto del fatto che la sicurezza di Israele è una priorità da salvaguardare a qualunque condizione ed è fondamentale per noi accettare che Gerusalemme Est resti una parte di Israele. L’elemento più importante, però, è che noi abbiamo bisogno di un governo eletto democraticamente che risponda in maniera efficiente ai bisogni della gente e per questo è necessario il sostegno della comunità internazionale. Così nel 2008 ho scritto a Nathan Sharansky, importante dissidente sovietico e autore del libro “The case for democracy” (Il caso per la democrazia”) che affermava il principio basilare che senza pace non ci può essere la democrazia. Fino a quando il cosiddetto leader palestinese impiegherà i fondi internazionali solo per fini personali o per corruzione, la popolazione palestinese non si fiderà di lui e cercherà un’alternativa che purtroppo viene rappresentata attualmente da Hamas.  Ebbene sette anni dopo è ancora più chiaro che questa mentalità non porta da nessuna parte. Il Presidente Abbas non ha più nessuna fiducia fra i  palestinesi e anche se egli volesse istituire un accordo di pace sarebbe per lui molto difficile proporlo con successo alla popolazione.  Sembra dunque che l’unica strada per i palestinesi sia una società il più possibile civile e dotata di forti istituzioni democratiche che includa la salvaguardia dei diritti umani e la fine delle violenze perpetrate dai palestinesi e dagli altri arabi. Questo  deve essere garantito dagli organismi internazionali che devono assicurarsi che i loro soldi vengano spesi in nome di questi obbiettivi e non per finanziare Hamas o Fatah. Non c’è dubbio che sia necessario un maggiore impegno per invertire l’attuale tendenza della società palestinese che sembra indirizzata verso la corruzione e la violenza sia nella Striscia di Gaza che nel West Bank . Ironicamente è solo a Gerusalemme Est, paradossalmente, che viene governata dalle autorità israeliane, che la maggioranza palestinese si sente adeguatamente rappresentata dai loro politici”.
Bassem finisce in bellezza con una nota speranzosa: “nonostante il presente, credo che il nostro futuro sarà brillante anche se abbiamo bisogno di orientarci verso la pace. Possiamo farlo con una democrazia solida che persegua i nostri interessi vivendo tranquillamente assieme a Israele e agli ebrei e beneficiando del successo economico israeliano e dei valori democratici del Paese. Abbiamo il potere di trasformare un nemico di lunga data in un amico. Compiere questa scelta ci permetterà di dare un futuro migliore alla nostra gente”.
 

PREMI OSCAR ALLE NAZIONI UNITE, IL DISCORSO DELL'AMBASCIATORE D'ISRAELE LASCIA A BOCCA APERTA

"Se gli Oscar per la salvaguardia della Pace e della Sicurezza internazionali fossero consegnati presso le Nazioni Unite, non sarei sorpreso se ad essere premiati fossero i seguenti candidati:
Nella categoria MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA ...
Per l'interpretazione di un paese pacifico e amorevole nonostante stia potenziando le risorse nucleari, negando l'Olocausto e minacciando di distruggere un altro Stato membro... l'Oscar va all'Iran.
Nella categoria MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Per il suo inesorabile sostegno al Regime di Assad nell'uccisione di centinaia di migliaia di civili... l'Oscar va a Hezbollah.
Nella categoria MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Per aver fatto scomparire le donne dalla sfera pubblica, l'Oscar va a... sorpresa sorpresa... all'Arabia Saudita. Qui non c'è gioco.
E infine, per la riscrittura della Storia, l'Oscar per la MIGLIORE SCENEGGIATURA va... all'Autorità Palestinese. Ma la verità è che l'Autorità Palestinese ha già ricevuto abbastanza premi da questa istituzione".

lunedì 23 febbraio 2015

Gerusalemme: arabo accoltella ragazzo israelaino

Un ragazzo ebreo di 27 è stato ferito a coltellate, domenica sera, da un 18enne arabo in piazza Tzahal, molto vicino al Municipio di Gerusalemme. L’aggressore è stato bloccato a terra dal sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, e da una delle sue guardie del corpo. “Ho agito d’istinto – ha poi spiegato il sindaco Barkat – Era chiaro che l’aggressore non intendeva attaccare me personalmente, ma se avesse continuato a cercare di pugnalare le persone sarebbe stato ucciso”.

L’israeliano Haick inventa lo SniffPhone per rilevare il cancro

           
SniffPhone Na-Nose Technion
Considerato in tutto il mondo come uno dei migliori ricercatori della sua generazione, il professor Hossam Haick ha dedicato gli ultimi suoi studi sulle tecniche per rilevare il cancro. La sua più recente innovazione, SniffPhone, è in linea con le precedenti ricerche sulla composizione chimica delle molecole odoranti. Nato dall’unione con NaNose e di uno smartphone, lo SniffPhone è stato pensato per integrare il sistema di diagnostica del nano-nose (naso elettronico). In origine in NaNose isolava e identificava le molecole responsabili degli odori nel respiro umano. In fase di sviluppo, nel 2006, il Prof. Haick ha lavorato per trasformare il sistema in una tecnologia portatile ed economica che rivoluzionerà il costo e la velocità del processo di diagnosi.
Lo SniffPhone è un sensore sensibile agli adori ed è in grado di rilevare il cancro allo stadio iniziale. Più piccolo rispetto al suo predecessore è destinato ad un uso esterno e si innesta sullo smartphone. Soffiando all’interno, i micro e nano sensori captano e analizzano le informazioni che successivamente vengono trasmesse allo smartphone. Quest’ultimo poco dopo visualizza la diagnosi sul display. Allo stato attuale, ad un paziente il cancro viene diagnosticato dopo l’insorgenza dei sintomi. Il risultato degli esami non è disponibile prima di alcuni mesi e la procedura richiede materiale complesso e costoso o tecniche di imaging mediche come la tomografia computerizzata (TC) o mammografica. Ogni macchina costa milioni di dollari e i risultati non sempre sono affidabili. NaNose invece, analizzando il respiro elabora immediatamente una diagnosi, ed è considerato affidabile al 90%. Con il nuovo SniffPhone è ora possibile diagnosticare precocemente la malattia o addirittura impedire, in caso di rischio, di contrarre la malattia prima che si manifesti.
Ad esempio, ad oggi, SniffPhone può rilevare il cancro al polmone, considerato il più letale di tutti i tumori, prima di qualsiasi altro test, consentendo al paziente di intervenire in tempo. Invece di effettuare esami del sangue, biopsie, scanner e altri esami invasivi, è sufficiente soffiare nello SniffPhone per diagnosticare la malattia. Molte sono le malattie che possono essere diagnosticate in tempi record e quindi essere trattate immediatamente. Supponendo che il paziente sia sottoposto alle cure immediatamente dopo la diagnosi con lo SniffPhone, questa nuova tecnologia potrà salvare vite umane. Facilmente trasportabile, potrebbe essere utilizzato anche nelle aree rurali in via di sviluppo ed in luoghi in cui a causa della mancanza di risorse i pazienti con il cancro non hanno accesso al materiale necessario.
A capo di un consorzio di ricercatori tedeschi, austriaci, finlandesi, irlandesi e lituani, il Prof. Haick e il proprio team hanno ricevuto un sostegno finanziario per più di 6 milioni di euro dalla Commissione Europea. Il prodotto finito sarà lanciato dalla startup israeliana Nanovation-GS, branca del Technion, il rinomato istituto israeliano di Tecnologia, dove il Prof. Haick ricopre il ruolo di Direttore Scientifico.
La fama del Prof. Haick nella comunità di ricerca è pari solo alla sua reputazione nel mondo accademico. Premiato per eccellenza nell’insegnamento, ha supervisionato il lavoro di molti studenti di talento a livello universitario e laureati di tutto il mondo. Per tutti questi meriti è stato richiesto come insegnante di nanotecnologie in inglese e arabo al Technion. Egli è anche Editore associato del Journal of Translational Engineering in Health and Medicine, membro di numerose riviste specializzate, è anche capo consukente scientifico di diverse aziende ed istituti di tutto il mondo.
Il Pf. Heick non è alla sua prima innovazione rivoluzionaria, ad oggi ha già ricevuto più di quaranta premi e riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui il Marie Curie Excellence Award ed il Prix du Conseil européen de la recherche (ERC). È stato anche nominato Cavaliere dell’Ordine delle Palme Accademiche dal governo francese e scelto nel 2008 dal MIT Technology Review T35 che seleziona i 35 migliori scienziati dell’anno.

New York: processo per terrorismo contro l’Autorità Palestinese

L’accusa nel primo storico processo per terrorismo contro l’Autorità Palestinese in corso negli Stati Uniti ha concluso venerdì scorso la presentazione delle sue prove affermando d’aver dimostrato che l’Autorità Palestinese “ha cancellato intere famiglie lasciandosi alle spalle un fiume di sangue e di paura”.
Tocca ora alla difesa presentare le sue controdeduzioni, in una causa di risarcimento civile per omicidi intenzionali che potrebbe ammontare a miliardi di dollari.
Benché l’illustrazione del caso da parte dei ricorrenti sia durata circa un mese, con alcuni momenti molto commoventi, si può tentare una sintesi dei punti centrali.
Gli avvocati hanno sottolineato come i terroristi, molti dei quali detenuti in Israele, continuino a percepire salari e stipendi dall’Autorità Palestinese nonostante il fatto che siano stati condannati per omicidio, tentato omicidio e appartenenza a organizzazioni terroristiche. Dopodiché hanno dimostrato che questi terroristi, processati e condannati, ricevono regolari promozioni di status dall’Autorità Palestinese mentre stanno scontando la pena. Gli avvocati hanno poi dimostrato che l’Autorità Palestinese versa regolari pagamenti alle famiglie degli attentatori suicidi e di altri terroristi morti nel corso di attacchi terroristici, riconoscendoli tutti come “martiri”.
La caffetteria dell'Università di Gerusalemme dopo l'attentato del 30 luglio 2002
La caffetteria dell’Università di Gerusalemme dopo l’attentato del 31 luglio 2002
Un esempio illustrato dai querelanti è quello di Abdullah Barghouti (parente del più noto Marwan Barghouti, capo delle milizie Tanzim di Fatah, in carcere per pluriomicidi). Abdullah Barghouti (attualmente all’ergastolo in Israele per 66 omicidi) è l’ingegnere di Hamas che, fra l’altro, fabbricò le bombe per l’attentato del 31 luglio 2002 alla caffetteria dell’Università di Gerusalemme (9 morti, quasi cento feriti) e per altri efferati attentati. Secondo l’accusa, Abdullah Barghouti, arrestato nel 2001 dall’Autorità Palestinese per il suo coinvolgimento nella strage al ristorante Sbarro, nel 2002 venne scarcerato dopo che le Forze di Difesa israeliane avevano ucciso un altro terrorista. “L’Autorità Palestinese era infuriata con Israele – hanno spiegato gli avvocati – e rilasciò Barghouti per consentirgli di perpetrare altri attacchi contro Israele come vendetta per le azioni dell’esercito israeliano. A Barghouti venne data una casa sicura, e lui poco dopo effettuò l’attentato all’Università di Gerusalemme”.
L’Autorità Palestinese è implicata nel terrorismo anche perché suoi uomini “hanno assicurato il trasporto dentro Gerusalemme di vari attentatori suicidi, compresa Wafa Idris, la terrorista che perpetrò l’attentato suicida in via Giaffa del 27 gennaio 2002 in cui venne gravemente colpita la famiglia di Mark Sokolow”, uno dei cittadini americani querelanti. Idris, un’infermiera nota per essere la prima donna terrorista suicida palestinese, utilizzò un’ambulanza della Mezzaluna Rossa Palestinese per superare i controlli e raggiungere il luogo dell’attentato.
Una delle vittim dell'attentato all'Univesrità di Gerusalemme alla cerimonia del 2012 per il decennale della strage
Una delle vittim dell’attentato all’Univesrità di Gerusalemme alla cerimonia del 2012 per il decennale della strage
Dopo aver presentato tutte queste prove, gli avvocati dovevano ancora operare i necessari collegamenti per evitare che l’Autorità Palestinese possa sostenere che, in ogni singolo caso presentato, non fosse dimostrato il coinvolgimento del livello alto decisionale dell’organizzazione, che poteva essere all’oscuro degli attacchi, o che alcuni aspetti dei casi portati come prova possano essere interpretati come forme giustificabili di resistenza di un movimento di liberazione anziché come terrorismo. Gli avvocati dell’accusa ritengono d’aver dimostrato che fornire incentivi in denaro alle famiglie dei “martiri” dopo ogni attacco equivale a “fornire risorse e supporto materiale” al terrorismo. Ritengono inoltre d’aver provato che Autorità Palestinese, Olp e Brigate Martiri di al-Aqsa sono tutte organizzazioni interconnesse fra loro e che ciascuna può essere ritenuta direttamente o indirettamente responsabile del comportamento delle altre. Ciò significa che l’Autorità Palestinese non può sottrarsi alla sua responsabilità per le azioni di un membro delle Brigate al-Aqsa sostenendo che si tratta di un’organizzazione separata (un vecchio trucco utilizzato da molti movimenti terroristi). Quanto poi alla natura squisitamente terroristica degli attentati in Israele, la cosa è stata dimostrata con la loro descrizione, a tratti molto toccante, fatta da alcuni cittadini ebrei americani sopravvissuti.
Un primo successo fondamentale per i querelanti è arrivato quando il giudice federale di New York, George B. Daniels, ha accettato come prove le sentenze di condanna dei tribunali israeliani, respingendo la tesi degli avvocati della difesa secondo cui i tribunali israeliani, in quanto “tribunali d’occupazione”, sarebbero “iniqui e prevenuti nei confronti dei palestinesi”.
“Siamo fiduciosi – ha dichiarato l’avvocato Nitsana Darshan-Leitner, attivista per i diritti umani, direttrice della ong giuridica Shurat HaDin – che la parte palestinese verrà ritenuta responsabile di questa politica di terrorismo diretto e intenzionale, concepito per intimidire gli israeliani e costringerli ad accettare i suoi obiettivi estremisti ogni volta che gli ‘sforzi diplomatici’ della parte palestinese non riuscivano nel loro intento”.
(Da: Jerusalem Post, 10.2.15)

giovedì 5 febbraio 2015

L’inquisitore di Israele prendeva soldi dall’Olp. Si dimette dall’Onu

di Giulio Meotti
 
ROMA – Le commissioni d’inchiesta dell’Onu sulle guerre di Israele non hanno molta fortuna. La prima, sull’operazione “Piombo fuso”, capitanata dal magistrato sudafricano Richard Goldstone, si concluse con la clamorosa abiura da parte del suo stesso autore (“se avessi saputo allora quello che so oggi, il rapporto Goldstone sarebbe stato molto diverso“). La seconda commissione, sulla guerra a Gaza della scorsa estate, ieri ha assistito alle dimissioni del suo capo, il professore canadese William Schabas, a causa di un clamoroso conflitto di interessi.
Gli israeliani, che lo scorso dicembre avevano comunicato che non avrebbero mai collaborato con la commissione fino a quando non sarebbe stata composta da persone veramente imparziali e al di sopra delle parti, nei giorni scorsi avevano depositato al Consiglio del diritti umani di Ginevra una denuncia formale per la cacciata del professor Schabas, citando, tra le altre cose, una sua consulenza del 2012 che Schabas, docente di Diritto internazionale presso la Middlesex University di Londra, aveva svolto per l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Consulenza pagata 1.300 dollari.
Appena nominato, lo scorso agosto, Schabas disse: “La mia ambizione è portare Netanyahu davanti alla Corte penale internazionale” per i crimini commessi da Gerusalemme durante Piombo fuso. Dettaglio: all’epoca dell’operazione Piombo fuso, Netanyahu non era al governo e il primo ministro era Ehud Olmert.
In un articolo per una rivista di legge scritto nel dicembre 2010, il professor Schabas aveva dichiarato che Netanyahu va considerato “il singolo individuo che con più probabilità minaccia la sopravvivenza di Israele“. Schabas aveva anche detto in un’intervista: “Perché stiamo cercando il presidente del Sudan per il Darfur e non il presidente di Israele per Gaza?“. Nel 2011, Schabas ha sponsorizzato un Centro per i diritti umani e la diversità culturale in Iran. Il centro, che accusa Israele di politiche di apartheid, ha forti legami con il regime iraniano, che al momento era guidato da Mahmoud Ahmadinejad. In uno di quei viaggi Schabas dichiarò che “l’Iran ha il diritto di acquisire armi atomiche a scopi difensivi“. L’ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite, Ron Prosor, ha detto che far presiedere a Schabas una Commissione di inchiesta “è come invitare l’Is a organizzare all’Onu una settimana sulla tolleranza religiosa“, mentre il ministro degli Esteri del Canada John Baird (connazionale di Schabas) ha dichiarato che “il Consiglio Onu dei diritti umani continua a essere una vergogna in fatto di promozione dei diritti umani“.
Ieri, dopo le dimissioni di Schabas, Netanyahu ha chiesto al Consiglio dei diritti umani di accantonare il rapporto sulla guerra di Gaza. Nel 2014 quel Consiglio dell’Onu ha approvato 57 risoluzioni contro Israele, 14 contro la Siria, sette contro la Corea del nord e quattro contro l’Iran.
(Fonte: Il Foglio, 3 Febbraio 2015)

mercoledì 4 febbraio 2015

Sergio Mattarella ricorda Stefano Gay Tachè, vittima innocente del terrorismo palestinese, nel suo discorso di insediamento alla carica di Presidente della Repubblica: “Era un bambino italiano”


Roma, 3 Febbraio 2015 – Grande commozione e sorpresa alla Camera oggi durante il discorso di insediamento del neo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che non ha mancato di citare il pericolo terrorismo, la cui minaccia è tornata a farsi sentire “dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi“.
Mattarella infatti ha voluto ricordare la tragica morte del piccolo bambino ebreo Stefano Gay Tachè, rimasto vittima del terrorismo palestinese il 9 Ottobre 1982: “Altri rischi minacciano la nostra convivenza. Il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti. Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi. Il nostro Paese ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano“.
Abbiamo ascoltato commossi le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel suo discorso d’insediamento alla camera dei deputati” ha detto il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. Il capo dello stato ha nominato il piccolo Stefano Gay Taché, “un nostro bambino, un bambino italiano – dichiara Pacifici – assassinato barbaramente in quel vile attentato e così facendo ci ha abbracciati condividendo con tutti noi un dolore che non potremo mai estirpare“.
Thanks to Progetto Dreyfus

Anti-Israel Hatred Must Stop