Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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domenica 1 marzo 2015

Il vittimismo palestinese e le bugie su Israele. I fatti

di

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.” È questa la frase più celebre del ministro nazista per la propaganda Joseph Goebbels, un insegnamento che alla fine è risultato essere una delle più note lezioni di quella storia che non si deve ripetere. Non sono pochi i politici e i regimi che nel ‘900 parrebbe si siano ispirati a questa sua massima per condurre le loro campagne politiche, così anche la strategia comunicativa dei palestinesi pare ispirarsi proprio a quella del gerarca nazista. Non casualmente visto gli storici legami, infatti negli anni ’30 il Gran Muftì di Gerusalemme, Amin al Husseini, capo spirituale dei mussulmani palestinesi, e il leader nazista Adolf Hitler si incontravano per confrontarsi e scambiarsi sostegno reciproco. Vittimismo, retorica e menzogna sono stati la base su cui i “poveri” palestinesi e i loro strenui difensori hanno costruito un castello di balle, fragile quanto solido e ben noto al grande pubblico.
Fortunatamente esiste però ancora chi si prende la briga di confutare tutte le menzogne che da decenni vengono diffuse sul conflitto israelo-palestinese, sulle condizioni dei palestinesi che vivono a Gaza e in Cisgiordania ed in particolare contro Israele. È infatti un noto giornalista israeliano storico-scientifico, ad occuparsi da anni di ricercare la semplice verità, dati alla mano, sulla realtà di Israele e Palestina, ma anche su quanto viene detto dai protagonisti delle due realtà e dai loro supporters sparsi nel mondo. Ben-Dror Yemini, è il giornalista israeliano di origini yemenite che sta girando il mondo per raccontare la verità, consentendo a chi lo ascolta di farsi un’idea senza basarsi sui pregiudizi o sui preconcetti. Yemini ha da poco ha fatto tappa in Italia per alcune presentazioni dei suoi dossier, nei quali cita le fonti di ogni sua affermazione e menzione con maniacale precisione, così che quel che dice sia verificabile e inconfutabile.
Qual è la verità snocciolata in dati sulle condizioni dei palestinesi e sul conflitto israelo-palestinese? Lui ce l’ha in tasca. In questi anni abbiamo sentito dire che il conflitto israelo-palestinese è la maggiore causa di violenza nel mondo, che l’oppressione del popolo palestinese da parte di Israele è un dato certo di una violenza sconvolgente, che Gaza è una prigione a cielo aperto o addirittura un lager, che Hamas si occupa di difendere il suo popolo, che è necessario continuare a finanziare e sostenere in ogni forma la resistenza palestinese e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina affinché si possano liberare dall’invasione israeliana fondando uno Stato, che per farlo hanno bisogno di avere i territori “occupati” o addirittura tutto il territorio dell’ex mandato britannico. Abbiamo sentito dire che hanno ragione a voler distruggere Israele perché loro erano lì prima e la fine dell’unico Paese solido, stabile e democratico del Medio oriente sarebbe l’unica soluzione al conflitto.
Bansky - Muro israelianoNiente di più falso, propagandistico e fazioso di quanto ho riportato sopra ma, come sappiamo, ripetere continuamente qualsiasi menzogna rischia di farla divenire verità. La chiave di lettura dello schema che tiene in piedi il “giochetto” politico, diplomatico e mediatico palestinese probabilmente è la questione dei “rifugiati” palestinesi. La scusa umanitaria di ogni scellerata scelta politica dei loro rappresentanti. Il termine “rifugiato” è nato durante il primo esodo palestinese, la cosiddetta “Nakba“, la “catastrofe”, l’inizio del conflitto che ha portato all’esodo degli arabi locali, i palestinesi, da quello che è divenuto lo Stato ebraico. L’organizzazione delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione (UNRWA), definisce “rifugiato palestinese” una persona “il cui normale luogo di residenza è stata in Palestina tra il giugno 1946 e maggio 1948, che ha perso sia l’abitazione che i mezzi di sussistenza a causa della guerra arabo-israeliana del 1948″. La questione della liquidazione dei rifugiati è spesso citata come un potenziale accordo per i negoziati di pace israelo-palestinesi.
La definizione di rifugiato dell’UNRWA copre anche i discendenti delle persone divenute profughi nel 1948 indipendentemente dalla loro residenza nei campi profughi palestinesi o in comunità permanenti. Si tratta di una grande eccezione alla normale definizione di rifugiato. In base a questa definizione, il numero di profughi palestinesi per l’ONU è passata da 711.000 nel 1950 a oltre 4 milioni di iscritti nel 2002, divenuti oggi oltre 5 milioni. La vicenda dei “rifugiati” palestinesi risulta così essere più unica che rara, anomala quanto strumentale al gioco dei terroristi di Hamas, di Hezbollah e dell’Olp. Dal 1913 al 1995 i rifugiati nel mondo sono stati 52 milioni, nessuno di loro è più tale, tranne i palestinesi.
Fu in realtà proprio il presidente della Palestina Abu Mazen a dire più volte negli scorsi anni che “la maggior parte dei palestinesi vive una vita normale”, la domanda sorge spontanea allora, come mai sono il popolo che ha ricevuto più aiuti economico-umanitari procapite nella storia di sempre? La risposta è semplice: in qualche modo l’apparato dell’Olp e quello militare terroristico di Hamas devono tirare avanti. Stesse motivazioni per le quali le l’Autorità palestinese non ha mai accettato proposte di risoluzione del conflitto, anche quando queste favorivano più i palestinesi degli israeliani, come nel caso della proposta Olmert, del Clinton plane o di Oslo, quando addirittura il principe saudita ambasciatore negli Usa disse che se Arafat avesse rifiutato sarebbe stato un criminale, “atto criminale” che ha ovviamente commesso. Pertanto tutti i palestinesi continueranno a vivere ancora per anni in quello che è considerato universalmente uno status d’emergenza temporaneo. Ripeto, questa forma di tutela non è mai stata data in questi termini e per tutto questo tempo a nessun altro nella storia dell’umanità. Ma facciamo un passo indietro, cosa successe 1948? Il 14 maggio nacque lo Stato d’Israele, che venne riconosciuto da quasi tutti i paesi del mondo, fatta eccezione che per tutti i paesi arabi, furono infatti gli arabi confinanti ad invadere Israele il giorno successivo la sua nascita. Il risultato di quella che divenne la guerra d’indipendenza d’Israele fu la vittoria d’Israele, nonché, 850.000 profughi (ebrei) israeliani, un numero superiore di quasi 150.000 persone rispetto a quelli palestinesi. Nonostante questi numeri oggi nessun ebreo o cittadino israeliano è più un profugo, mentre i palestinesi lo sono tutti. Ma vediamo come vivono oggi realmente i palestinesi: la loro aspettativa di vita è di 74-75 anni, notevolmente più alta della media globale che si ferma a 68 e più alta anche di paesi come la Russia e l’Egitto che si fermano mediamente a 70 anni. La mortalità infantile è la più bassa del Medio Oriente, con un’incidenza del 13 per mille che diminuisce ogni anno. Passiamo all’istruzione, settore nel quale i palestinesi raggiungono addirittura dei record, avendo il più alto tasso di laureati del mondo arabo, il 49% della popolazione scolarizzata e il 95% di loro sono alfabetizzati. Se questi sono i risultati della violenta Bandiere Israele-Palestinaoccupazione israeliana c’è solo da sperare che Israele occupi tutto il Medio oriente e oltre. Una cosa è vera rispetto a tutte le accuse, questi dati d’eccellenza per il mondo arabo i palestinesi non li hanno sicuramente ottenuti grazie a se stessi, ma piuttosto grazie ad Israele, che continua, nonostante la loro morosità, a fornire gratuitamente loro acqua, elettricità, cibo e risorse di ogni sorta.
Quantifichiamo la violenza del conflitto israelo-palestinese, di cui sentiamo parlare costantemente, questa che percentuale rappresenta rispetto alla violenza nel mondo? Lo zero virgola qualcosa percento. Mentre la jihad islamica mondiale può vantare un 29%. L’ultimo dato che ci tengo a fornirvi è il seguente, Hamas, il braccio armato della lotta palestinese contro Israele, riporta ancora nel suo statuto come obiettivo la distruzione dello Stato ebraico e l’eliminazione degli ebrei dalla zona e non è soltanto un’organizzazione palestinese di resistenza anti-israeliana, come vogliono farci credere alcuni, ma si considera ed è considerata parte della jihad, la guerra santa dell’islam. Mi auguro che con questi dati abbiate almeno un po’ di strumenti in più per smentire e combattere le tantissime menzogne che ogni giorno vengono diffuse contro Israele, perché difendere Israele è un dovere di ognuno di noi, se cadrà Israele cadrà l’Occidente intero.

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