Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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martedì 17 marzo 2015

La prova che Israele è superiore

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Oggi si terranno in diversi paesi arabi le elezioni politiche: la Lista ebraica unita, presente quasi ovunque, potrebbe secondo alcuni sondaggi superare il 10% dei consensi. Una notizia storica: peccato non sia vera. Perché nei paesi arabi non si tengono elezioni di nessun tipo, perché nessun regime consente agli ebrei di esercitare i diritti di cittadinanza, e perché in quei paesi di ebrei non ce ne sono più (erano poco meno di 900.000 nel 1948).
Oggi invece in Israele si vota davvero, e la novità di queste elezioni è la presenza di una Lista araba unita, sorta per necessità (una legge ha innalzato dal 2 al 3,25% la soglia minima per accedere alla Knesset) e presto diventata un fenomeno politico. Ayman Odeh, il suo leader, è un avvocato quarantenne di Haifa di formazione laica e di famiglia comunista (dagli anni Sessanta il Partito comunista è la forza più votata dalla popolazione arabo-israeliana) che oggi si definisce “socialista e democratico”. Il cuore della campagna elettorale di Odeh è semplice e pragmatico: la Lista araba, spiega, non è solo un riferimento elettorale per la minoranza palestinese in Israele, ma una forza politica che offre un’alternativa anche agli ebrei che non si riconoscono nei partiti sionisti. Nelle scorse settimane è giunta l’adesione, clamorosa, di Avraham Burg, ex presidente laburista della Knesset e dell’Agenzia Ebraica. I sondaggi quotano la Lista fra i 12 e 15 seggi (su 120).
“La lista araba – osserva il giornalista e scrittore israeliano Meron Rapoport (nonché traduttore di Pasolini e Primo Levi) – è la vera novità di queste elezioni. Non credo che avrà un peso reale nella formazione del nuovo governo. Non ci sono partiti in Israele disponibili oggi a formare un governo con questa lista. Tuttavia rappresenta una novità storica che potrebbe cambiare il futuro della politica israeliana. È un nuovo attore politico che si presenta sulla scena e che avrà peso e possibilità di formare coalizioni con partiti della sinistra, aprendo nuovi scenari interni”.
Naturalmente non tutta la popolazione araba è d’accordo, e c’è chi ha promosso una campagna di boicottaggio delle elezioni, perché “farsi eleggere alla Knesset vuol dire legittimare l’occupazione israeliana della Palestina”. Alle scorse elezioni, due anni fa, votò soltanto il 56% degli arabo-israeliani: oggi Odeh prevede un’affluenza del 70%.
La differenza fra Israele e il resto del Medio Oriente è tutta qui: diritti civili e politici, libertà di espressione, democrazia rappresentativa, Stato di diritto. Israele non è la società perfetta, e non di rado la sua classe dirigente sbaglia: proprio come accade in Italia, o negli Stati Uniti, o in qualsiasi altro paese occidentale. L’Occidente non è perfetto perché la realtà è imperfetta: ma qui da noi, diversamente dal resto del mondo, se ne può parlare liberamente, si possono proporre alternative, si può votare e scegliere e, la volta successiva, cambiare la propria scelta. Israele siamo noi, e la nostra simpatia per Israele è anche un atto di egoismo: difendendolo, difendiamo noi stessi. Auguri alle elettrici e agli elettori israeliani, dunque, e auguri alla Lista araba unita.

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