Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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giovedì 16 aprile 2015

L’insegnamento nazionale e universale della Shoà

Lo stato di Israele è stato fondato tre anni dopo la Shoà. Ma lo stato di Israele non è stato istituito a causa della Shoà. Il sionismo ha preceduto la Shoà. Il movimento sionista e i congressi sionisti precedettero la Shoà, così come fecero l’immigrazione sionista in Terra di Israele, la creazione di una forza di difesa ebraica nella Palestina Mandataria Britannica, la Dichiarazione Balfour e molto altro. E’ possibile che la Shoà abbia fatto da catalizzatore per la fondazione dello stato fungendo da estrema testimonianza dei tragici esiti della diaspora combinata con la mancanza di uno stato sovrano per il popolo ebraico nella sua patria storica. Ma può anche darsi che in realtà abbia ritardato l’istituzione dello stato di alcuni anni, dal momento che la comunità internazionale non poteva occuparsi delle rivendicazioni d’indipendenza della comunità ebraica in Terra d’Israele durante gli anni della seconda guerra mondiale.
Il rapporto tra Shoà e nascita dello stato d’Israele non è un rapporto di causa-effetto, piuttosto la Shoà è la tragica riprova della validità della visione sionista. Tuttavia, la fondazione dello stato poco dopo la Shoà ha creato fra i nemici di Israele il mito del rapporto causa-effetto. Secondo questo mito il senso di colpa spinse le nazioni europee alla decisione di istituire uno stato ebraico, anche se poi non l’hanno fatto nelle loro terre europee bensì in terra di Palestina, dove vivevano gli arabi che apparentemente non avevano nulla a che fare con la Shoà. E così istituirono lo stato di Israele come un insediamento coloniale europeo nel cuore del Medio Oriente.
Il ricordo delle vittime della Shoà al suono delle sirene, in Israele (clicca per ingrandire)
 
L’idea errata che Israele sia stato stabilito unicamente a causa della Shoà sta alla base della diffusa popolarità del negazionismo tra i nemici di Israele, dal presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen all’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. In parole povere: poiché Israele è il risultato diretto della Shoà, se la Shoà non ci fosse mai stata allora non ci sarebbe nessuna giustificazione per la creazione dello stato ebraico. Ecco perché i negazionisti si accaniscono a mettere in discussione la Shoà, ad esempio mettendo in dubbio il numero delle vittime: lo scopo è sostenere che è stato tutto un complotto sionista. Concionano di un legame tra sionismo e nazismo sostenendo che i sionisti avrebbero collaborato con i nazisti nella Shoà, e che poi l’avrebbero ingigantita e corredata di storie dell’orrore allo scopo di creare i profondi sensi di colpa che avrebbero condotto alla creazione di un’entità sionista.
Questo falso concetto sta anche alla base dell’ossessione post-sionista per la Shoà: dagli appelli a trasformare la Giornata della Memoria in una giornata di solidarietà verso le sofferenze nel corso dei secoli, alla posizione di chi accusa gli ebrei di coltivare il proprio “vittimismo” per giustificare il nazionalismo e i “crimini di Israele”, sino alla richiesta di lasciar perdere del tutto la Shoà per favorire il processo di “normalizzazione” della società israeliana.
Il punto nodale, in questo caso, è l’affermazione che bisognerebbe abbandonare l’insegnamento “nazionale” della Shoà a favore del suo insegnamento universale. Ma in realtà non c’è contraddizione tra i due insegnamenti. L’insegnamento nazionale riguarda la necessità di un focolare nazionale sovrano per il popolo ebraico in Terra d’Israele dotato della capacità di difendersi contro i nemici. L’insegnamento universale riguarda la necessità di battersi contro tutte le manifestazioni di razzismo, tirannia, brama di dominare il mondo, genocidio e crimini contro l’umanità.
Sostenere che c’è contraddizione tra questi due insegnamenti fa il paio col sostenere che ci sarebbe contraddizione tra Israele come stato ebraico e Israele come stato democratico. Non c’è affatto contraddizione, ma coloro che detestano l’esistenza di uno stato ebraico sostengono che vi sia. E per quanto concerne gli insegnamenti nazionali e universali della Shoà, sostengono la stessa cosa coloro che detestano l’insegnamento nazionale, e cioè la necessità di uno stato ebraico indipendente.
(Da: Israel HaYom, 14.4.15)

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