Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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martedì 23 giugno 2015

Mosab Hassan Yousef, figlio di uno dei fondatori di Hamas, parla di Israele


Terrorismo palestinese a Gerusalemme: accoltellato poliziotto alla Porta di Damasco

Terrorismo palestinese a Gerusalemme: accoltellato poliziotto alla Porta di Damasco
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Gerusalemme, 21 Giugno 2015 – Un poliziotto israeliano è stato pugnalato questa mattina a Gerusalemme nei pressi della Porta di Damasco. Prima di perdere conoscenza, il poliziotto è riuscito ad aprire il fuoco contro l’attentatore (un 18enne del villaggio di Sa’ir, vicino a Hebron) ora ricoverato presso l’ospedale israeliano Hadassah Medical Center di Ein Kerem, prima di perdere i sensi.
Il poliziotto è stato poi ricoverato allo Shaare Zedek Medical Center di Gerusalemme in condizioni critiche con ferite al collo e al petto.
Il terrorista era entrato clandestinamente in Israele e non fa parte dei molti palestinesi entrati a Gerusalemme grazie ai permessi rilasciati dalle autorità israeliane in occasione del mese musulmano di Ramadan. Il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat e il primo ministro Benjamin Netanyahu hanno particolarmente elogiato il coraggio dell’agente che, benché ferito, ha neutralizzato il terrorista impedendogli di mettere a repentaglio altre vite umane.
(Fonte: Israele.net)

L’UNRWA compie 65 anni (e sono 65 di troppo)

 

Secondo i parametri dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, più del 97% di quelli che l’UNRWA considera profughi sono lo sono per niente

Editoriale del Jerusalem Post
L'Alto
L’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati ha aiutato 50 milioni di persone a ricostruirsi una nuova vita: oggi non sono più “profughi” – L’UNRWA si è presa cura dal 1948 di 711.000 profughi palestinesi facendoli diventare, oggi, 5 milioni di profughi
 
Mettendo in scena un altro dei suoi spettacoli surreali, la scorsa settimana l’Onu ha celebrato il 65esimo compleanno di uno dei suoi rampolli più deformi e degeneri: l’agenzia per i profughi palestinesi UNRWA.
L’UNRWA venne fondata nel 1949 con il compito di occuparsi esclusivamente di quelli che venivano considerati profughi palestinesi. Di tutti gli altri profughi nel mondo, indipendentemente dalle loro condizioni e difficoltà oggettive, si occupa l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR): per qualche motivo, solo la categoria dei profughi palestinesi gode del privilegio d’essere assistita da un’agenzia in esclusiva: l’UNRWA appunto.
La malformazione era già insita nel genoma dell’UNRWA. Il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha ammesso che, nelle intenzioni, l’UNRWA non avrebbe dovuto durare così a lungo, ma ha sostenuto che “se persiste, è a causa di un fallimento politico”. Guarda caso, nella migliore tradizione delle Nazioni Unite, è Israele che viene incolpato di questo fallimento. Lo stato ebraico viene sempre dipinto come il cattivo in commedia, ed è esasperante come la sua presunta cattiveria venga accettata come assiomatica.
Il Commissario generale dell’UNRWA Pierre Krahenbuhl piange calde lacrime sulle statistiche dei profughi che egli tipicamente presenta come fatti incontestabili, mentre invece ci sarebbe molto da eccepire. Secondo Krahenbuhl, ci sono oggi in Medio Oriente più di 5 milioni di profughi palestinesi, perché questo è il numero registrato presso l’UNRWA, e poco importa se sono all’opera potenti incentivi personali che spingono a registrarsi come profughi nonché evidenti interessi politici che spingono a gonfiare le liste dei profughi.
Tanto per cominciare gli stessi interessi dell’apparato burocratico dell’UNRWA escludono che essa possa essere neutrale e imparziale, dato che neutralità e imparzialità porterebbero realmente a miglioramenti tali da ovviare al vergognoso pretesto che tiene in piedi tutta la baracca dell’UNRWA. L’esistenza dell’UNRWA dipende infatti, in modo perverso, dal fatto che non vengano mai rimarginate le ferite di questa regione. In altre parole, è preciso interesse dell’UNRWA mantenere ben vive le fiamme del conflitto.
 
L'UNRWA
L’UNRWA assiste 4,8 milioni di profughi operando i 5 paesi con un budget di 948 milioni di dollari (197,5 dollari per profugo) e uno staff di 29.000 dipendenti (1 dipendente ogni 165 profughi). L’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati assiste 33,9 milioni di profughi operando i 126 paesi con un budget di 3.590 milioni di dollari (105,9 dollari per profugo) e uno staff di 7.753 dipendenti (1 dipendente ogni 4.372 profughi)
 
I dati dell’UNRWA indicano innegabilmente un problema incancrenito, ma non nel senso che intendono Ban Ki-moon e Krahenbuhl. È vero, l’UNRWA è tenuta in vita da un fallimento politico, ma è un fallimento che non è affatto dovuto a Israele. I paesi arabi, tra i quali figurano stati monarchici e feudali assurdamente ricchi di petrodollari (e assai tirchi nelle loro elargizioni all’UNRWA), utilizzano quella stessa agenzia per impedire calcolatamente ai discendenti dei profughi palestinesi di perdere lo status di profughi. In questo modo hanno creato il più formidabile ostacolo alla pace che sostengono di perseguire. Pur sostenendo a parole di essere favorevoli alla soluzione “due stati per due popoli”, tengono deliberatamente vivo e alimentano il sogno di inondare Israele con milioni di palestinesi ostili. Se quegli stessi paesi così gretti avessero invece esortato i discendenti dei profughi ad abbandonare la pretesa di un “diritto al ritorno” (che non viene riconosciuto ai discendenti di nessuna comunità di profughi), avrebbero dato un colossale, autentico contributo sia al benessere dei profughi che alla pace. Perpetuando innaturalmente il problema per generazioni, essi smentiscono nei fatti la loro pretesa di essere a favore di una pacifica soluzione a due stati.
Lo stesso vale per la stessa UNRWA, un’organizzazione la cui ragion d’essere è fraudolenta e la cui auto-conservazione dipende dal garantire che il problema ad essa affidato non venga mai risolto. Tutto questo diventa evidente quando si considerano le diverse definizioni di “profugo” a cui ricorrono l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati e l’UNRWA. Per l’Alto Commissariato è profugo colui che “a causa del fondato timore d’essere perseguitato … si trova al di fuori del paese di cui è cittadino”. In base a questa definizione, i discendenti del profugo non sono profughi. I figli di profughi cubani nati in Florida non sono considerati dei senza patria (come non lo sono i figli degli italiani esuli da Istria e Dalmazia).
L’unica eccezione sono i palestinesi. L’UNRWA classifica come profugo qualunque arabo, nativo o no, che abbia abitato “in Palestina tra il primo giugno 1946 e il 15 maggio 1948, e che abbia perso casa e mezzi di sussistenza a causa della guerra del 1948”. Qualunque lavoratore arabo migrante che si fosse trovato in quei due anni nella Palestina Mandataria britannica può rivendicare lo status di profugo palestinese. Non basta. L’UNRWA stabilisce che il titolo di profugo si estende ai “discendenti di persone divenute profughi nel 1948″. In pratica, basta un bisnonno profugo per ereditarne lo status, anche quando non si vive affatto “al di fuori del paese della propria nazionalità”. Secondo i parametri dell’Alto Commissariato, più del 97% di coloro che l’UNRWA considera come profughi sono lo sono per niente.
Così può accadere che venga classificato come “profugo palestinese” un arabo che vive in terra palestinese, figlio di genitori nati in terra palestinese ma considerati “profughi” perché nel 1948 un loro nonno dovette sfollare – poniamo – di 40 km da Ramle (Israele) a Kalandia (nella Samaria allora occupata dalla Giordania) a causa della guerra scatenata dagli stati arabi contro Israele. E magari a Ramle quel bisnonno ci era arrivato solo qualche anno prima dalla Giordania o dall’Egitto.
Non esiste nessun altro organismo delle Nazioni Unite in cui si sovrappongano così tanti strati di sfrontata ipocrisia con il solo scopo di contribuire cinicamente alla perpetuazione della miseria, anziché aiutare la causa della pace e del benessere. È giunto il momento di considerare l’UNRWA come un problema in quanto tale. E’ giunto il momento di smetterla di sborsare milioni che servono solo a ostacolare la pace tenendo artificialmente in piedi una indegna farsa. Questa regione del mondo starebbe meglio senza l’UNRWA. E’ giunta l’ora di trasferire le responsabilità dell’UNRWA all’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, come in tutto il resto del mondo.
(Da: Jerusalem Post, 6.6.15)

lunedì 15 giugno 2015

Estate 2014: Hamas fu l’aggressore e la causa delle vittime civili - 2

Un gruppo multi-nazionale di ex alti ufficiali e politici ha pubblicato venerdì scorso le proprie conclusioni, secondo le quali durante l’operazione Margine Protettivo “Israele non solo ha soddisfatto un ragionevole standard internazionale di osservanza delle leggi dei conflitti armati, ma in molti casi ha superato notevolmente quello standard”.
A differenza della commissione del Consiglio Onu dei Diritti Umani, accusata di pregiudiziale faziosità, il gruppo di personalità in questione, tra cui degli ex capi di stato, ha potuto contare sulla cooperazione di Israele sia a livello politico che militare. Il gruppo si è avvalso di undici personalità provenienti da Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Spagna, Italia, Australia e Colombia guidate dal generale tedesco Klaus Naumann, ex capo di stato maggiore della Bundeswehr e presidente del Comitato Militare NATO. Fra i componenti del gruppo, l’ex ministro degli esteri italiano Giulio Terzi, l’ex ambasciatore itinerante del Dipartimento di Stato Usa per i crimini di guerra Pierre-Richard Prosper, l’ex comandante delle forze britanniche in Afghanistan, colonnello Richard Kemp.
“La nostra missione in Israele non ha precedenti – ha detto il gruppo riassumendo le proprie conclusioni – Siamo il primo gruppo multi-nazionale di questo tipo a visitare il paese. Ci è stato concesso un livello di accesso al governo israeliano e alle Forze di Difesa israeliane che non era stato concesso a nessun altro gruppo: dal primo ministro Benjamin Netanyahu e dal ministro della difesa Moshe Ya’alon fino ai comandanti incaricati di condurre la battaglia sul campo”.
Il gruppo dice di essere a conoscenza delle accuse di crimini di guerra mosse a Israele, ma afferma di essere arrivato alla conclusione opposta secondo cui Israele, al contrario, aveva cercato per mesi di evitare il conflitto nonostante subisse lanci di razzi sui civili, e infine è stato costretto a combattere una guerra difensiva. Il gruppo definisce invece chiari crimini di guerra ad opera di Hamas il mirare deliberatamente ai civili israeliani e l’uso di civili palestinesi come scudi umani. “Hamas – dice il rapporto – non ha fatto nessuno sforzo per sgomberare i civili, ed anzi vi sono casi documentati di civili costretti a rimanere o tornare nei luoghi dove erano preannunciati attacchi israeliani”.
 
Gaza, 20 luglio 2014: civili palestinesi (nei cerchi, i bambini) concentrati sul tetto di un edificio dopo il colpo d’avvertimento con cui le Forze di Difesa israeliane avevano preannunciato di doverlo attaccare in quanto obiettivo militare
 
 
Un comunicato ufficiale con cui il “ministero degli interni” di Hamas dice ai civili di non prestare attenzione ai preannunci di attacco delle Forze di Difesa israeliane e di non sgomberare gli edifici (dalla pagina Facebook del ministero degli interni della striscia di Gaza, 10 luglio 2014)
Un comunicato ufficiale con cui il “ministero degli interni” di Hamas dice ai civili di non prestare attenzione ai preannunci di attacco delle Forze di Difesa israeliane e di non sgomberare gli edifici (dalla pagina Facebook del ministero degli interni della striscia di Gaza, 10 luglio 2014)
 
 
“Riteniamo che in generale le forze israeliane abbiano agito in modo proporzionato, come richiesto dalle leggi dei conflitti armati, e spesso siano andate al di là dei principi giuridici di proporzionalità, necessità e differenziazione – si legge nel rapporto del gruppo – Spesso le misure adottate sono state molto superiori a quanto richiesto dalle Convenzioni di Ginevra, tanto da essere costate a volte vite israeliane. In una certa misura queste procedure hanno anche compromesso l’efficacia delle stesse operazioni militari israeliane dando respiro a Hamas, che poteva così riorganizzarsi e rifornirsi. Siamo d’accordo con il capo di stato maggiore degli Stati Uniti, generale Martin Dempsey, che a seguito di una missione d’inchiesta del Pentagono in Israele ha detto lo scorso novembre che nel conflitto di Gaza dell’estate 2014 Israele si è sforzato in modo straordinario per limitare danni collaterali e vittime civili”.
Il rapporto dice che il conteggio dei morti palestinesi in quei 50 giorni deve tener conto anche di decessi non correlati con i combattimenti e di quelli legati ad errori e falliti attacchi della stessa Hamas. Oltre a questi, il rapporto riconosce che vi sono stati civili palestinesi uccisi a causa di errori di valutazione o di conduzione da parte israeliana, ma riconosce anche che “la maggior parte di questi decessi sono stati la tragica fatalità che deriva dal doversi difendere contro un nemico che effettua deliberatamente attacchi dall’interno della popolazione civile. Quindi per la grande maggioranza delle morti a Gaza della scorsa estate dobbiamo considerare responsabili Hamas e i suoi alleati terroristi in quanto aggressori e utilizzatori di scudi umani”.
(Da: YnetNews, Jerusalem Post, 13.6.15)

Estate 2014: Hamas fu l’aggressore e la causa delle vittime civili - 1

Un rapporto inter-ministeriale israeliano sull’operazione anti terrorismo “Margine protettivo” della scorsa estate nella striscia di Gaza pubblicato domenica qualifica quella contro Hamas come una guerra difensiva lanciata controvoglia “in risposta al crescente numero di razzi e colpi di mortaio sparati su Israele dalla striscia di Gaza nei mesi di giugno e inizio luglio 2014, e nonostante i continui sforzi da parte di Israele di raffreddare l’escalation”.
Il rapporto descrive i continui sforzi fatti da Israele per arrivare a un cessate il fuoco che ponesse fine ai combattimenti, e le ragioni della sua decisione finale di inviare forze di terra nella striscia di Gaza. “Il 17 luglio 2014, a seguito del continuo rifiuto di Hamas delle iniziative di cessate il fuoco, del continuo lancio di razzi e colpi di mortaio e dei tentativi di compiere attentati in territorio israeliano infiltrando terroristi dal mare e attraverso i tunnel sotto il confine, il governo israeliano autorizzava l’ingresso delle forze di terra in una limitata zona della striscia di Gaza”.
Il rapporto governativo israeliano giunge alla vigilia della pubblicazione del rapporto di una commissione del Consiglio Onu per i Diritti Umani che avrebbe dovuto essere diffuso lo scorso marzo, ma venne rinviato dopo che il presidente della commissione, William Schabas, dovette dimettersi perché si era scoperto che nel 2012 era stato consulente a pagamento dell’Olp. Israele si è rifiutato di collaborare con la Commissione Schabas accusata di svolgere un’inchiesta-farsa le cui conclusioni erano già determinate prima ancora che iniziasse.
Il rapporto israeliano pubblicato domenica incolpa Hamas per le conseguenze dell’uso di strutture e ambienti urbani come basi di lancio e magazzini di razzi, e dell’uso di civili come scudi umani. “I manuali di combattimento e i materiali di addestramento di Hamas recuperati dalle Forze di Difesa israeliane nella striscia di Gaza – dice il rapporto – dimostrano che la strategia di Hamas era quella di attirare deliberatamente le ostilità nel territorio urbano e di utilizzare le aree edificate e la presenza della popolazione civile per ottenere un vantaggio tattico e un guadagno politico”.
                                                 Una vignetta prodotta e diffusa da Hamas
                                                  durante la guerra a Gaza sollecita i civili
                                                  palestinesi a fare da scudi umani contro
                                                       le operazioni militari israeliane
 
 
 
Il rapporto afferma che, “nonostante l’impegno delle Forze di Difesa israeliane per il rispetto delle leggi e gli sforzi per tutelare i civili”, numerosi non-combattenti sono stati coinvolti nelle ostilità a causa delle tattiche illegali di Hamas che si configurano come veri crimini di guerra”.
Il rapporto illustra anche in dettagliato i meccanismi di esame e indagine applicati da Israele nei casi di presunta condotta illegale da parte delle sue forze militari.
(Da: Jerusale Post, 14.6.15)

domenica 7 giugno 2015

E' ISRAELIANO IL NUOVO METODO DI CONSERVAZIONE DEL LATTE ALTERNATIVO ALLA PASTORIZZAZIONE

Un giovane ricercatore dell’Università di Tel Aviv, il Dott. Alexander Golberg, propone di sostituire la pastorizzazione con il metodo del campo elettrico pulsato, per uccidere i batteri che contaminano il latte. Lo studio, pubblicato sulla rivista Technology, può ridurre notevolmente lo spreco di questo elemento nutritivo nei paesi via di sviluppo.
Elemento presente quotidianamente nella dieta dei paesi occidentali, il latte è suscettibile agli agenti patogeni che rendono la sua conservazione problematica nei paesi in via di sviluppo, in cui si eseguono processi di pastorizzazione che coinvolgono il riscaldamento ad alte temperature ed un rapido raffreddamento. Questa tecnica è costosa e, nei paesi emergenti, anche impossibile data la sporadica fornitura di energia elettrica.
Il Dott. Golberg si propone di utilizzare una tecnologia emergente nel campo dell’industria alimentare, ovvero il processo attivato tramite campi elettrici pulsati, la cui efficacia contro i microrganismi è stata dimostrata come alternativa non termica al processo di pastorizzazione.
Secondo il ricercatore, l’applicazione di impulsi elettrici a intermittenza (nell’ordine di micro-secondi), danneggiano la membrana delle cellule con un processo noto come elettroporazione, che impedisce la crescita di batteri nel latte conservato, aumentandone potenzialmente la durata. "Siamo costantemente alla ricerca di nuove tecnologie a basso costo per la conservazione del latte, in particolare per i piccoli agricoltori nei paesi a basso reddito. Per circa 1,5 miliardi di persone la refrigerazione è necessaria dopo la pastorizzazione per prevenire la moltiplicazione dei batteri."
Inoltre, alcuni agenti patogeni, come la Listeria monocytogenes, sono meno sensibili alle basse temperature e possono dunque proliferare durante il trasporto o stoccaggio del latte, anche quando esso è raffreddato.
La refrigerazione rallenta il metabolismo dei batteri ma il campo elettrico pulsato li uccide. Si tratta di un approccio completamente diverso per il controllo dei microrganismi durante la conservazione del latte.
L’energia necessaria per poter utilizzare questo sistema può essere attinta da fonti convenzionali o dalla luce solare: "Il nostro modello non richiede una costante fornitura di energia elettrica; può essere alimentato anche per solo 5 ore e mezzo al giorno con l’aiuto di piccoli pannelli solari. Credo che questa tecnologia possa fornire un sistema di conservazione del latte semplice e basso consumo energetico e che riduca la quantità di latte sprecato a favore dei paesi in via di sviluppo."
Israele non è nuovo nel campo caseario qualche anno fa l’Ufficio Centrale di Statistica israeliano ha annunciato che le mucche israeliane sono le più redditizie di tutto il mondo. Di conseguenza, molti paesi cercano in Israele per migliorare la propria produttività casearia.

Life under Hamas rocket attacks


martedì 2 giugno 2015

Quei 21 ragazzi del Primo giugno


di Francesco Lucrezi

In questi giorni cade il dodicesimo anniversario di uno dei più spaventosi e disumani attentati terroristici di tutti i tempi. Il Primo giugno del 2001, infatti, un kamikaze palestinese provocò una tremenda esplosione – la cintura esplosiva era stata riempita da un’impressionante quantità di biglie di metallo e chiodi – davanti all’ingresso della discoteca Dolphinarium, sul lungomare di Tel Aviv, dove erano assembrati numerosissimi ragazzi, per lo più giovanissimi, in attesa di entrare per una serata di svago.

Si trattava di una discoteca di modesto livello, scelta perciò da giovani di famiglie non abbienti, che non potevano permettersi di più. 17 giovani trovarono immediatamente la morte al momento della deflagrazione, altri quattro morirono nei giorni successivi, a seguito delle terribili ferite riportate. I feriti ammontarono a 120, molti dei quali sarebbero rimasti menomati per tutta la vita.

Si trattava, per lo più, di giovani di origine russa, figli di famiglie di immigrati dall’ex Unione Sovietica, scampate ai pogrom, alle persecuzioni zariste e comuniste, i cui genitori o nonni avevano coronato di recente – a seguito della dissoluzione del regime sovietico – l’antico sogno della aliyà, della ‘salita’ verso una vita di serenità, dignità e libertà, nella propria patria, libera e redenta.

Molti, tra i nemici di Israele, esaltarono il gesto; pochi, nel mondo, lo condannarono; l’Europa, come al solito, alzò le spalle. Il popolo di Israele si ritrovò, per l’ennesima volta, in una solitudine raggelante: nera come la notte, rossa come il sangue dei suoi adolescenti.

Ricordiamo i nomi di questi giovani, a cui l’odio bestiale degli assassini e il cinismo del mondo impedirono di crescere, di vivere:

Jan Bloom, 25 anni;

Marina Berkovizki, 17 anni;

Roman Dezanshvili, 21 anni;

Yevgenia Haya Dorfman, 15 anni;

Ilya Gutman, 19 anni;

Anya Kazachkov, 16 anni;

Katherine Kastaniyada-Talkir, 15 anni;

Aleksei Lupalu, 16 anni;

Mariana Medvedenko, 16 anni;

Irena Nepomneschi, 16 anni;

Yelena Nelimov, 18 anni;

Yulia Nelimov, 16 anni;

Raisa Nimrovsky, 15 anni;

Diez (Dani) Normanov, 21 anni;

Sergei Panchenko, 20 anni;

Simona Rodin, 18 anni;

Ori Shahar, 32 anni;

Liana Sakiyan, 16 anni;

Yael-Yulia Sklianik, 15 anni;

Maria Tagilchev, 14 anni;

Irena Usdachi, 18 anni.

Non dimenticheremo i loro nomi: la loro breve vita è stata per noi preziosa; la loro morte, una cicatrice eterna.

Sit levis terra; che Erez Israel sia leggera sulle loro spoglie.

(Fonte: Moked.it, 29 Maggio 2013)

lunedì 1 giugno 2015

Hezbollah mostra per la prima volta la sua rete di tunnel terroristici


di Mario Del Monte

hezbollah_tunnel
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il giornale libanese As-Safir, associato all’organizzazione terroristica Hezbollah, ha mostrato recentemente che gli estremisti sciiti hanno costruito dei tunnel sotterranei sullo stile di quelli presenti a Gaza scavati da Hamas. Il giornale, oltre a lodare le attività di Hezbollah, dipinge uno scenario in cui le milizie sciite sono pronte a invadere il nord israeliano con successo. Sebbene la veridicità delle affermazioni sulla preparazione dei soldati di Hezbollah sia tutta da verificare, è interessante notare come la pratica di scavare tunnel per colpire di nascosto la popolazione civile abbia riscosso un certo successo.
Il reporter descrive minuziosamente il viaggio compiuto da Tiro al quartier generale di Hezbollah al confine israeliano. Qui avrebbe indossato un’uniforme militare per confondersi con l’ambiente circostante ed evitare di essere individuato dai droni israeliani. I tunnel sono tutti localizzati in zone sensibili al confine israeliano e hanno al loro interno una sofisticata rete di collegamenti che permette di spostare silenziosamente i carichi illegali di razzi importati dall’Iran.
Dalla Seconda Guerra in Libano i terroristi di Hezbollah hanno migliorato i tunnel utilizzando un cemento più resistente, rendendo più efficace il sistema di ventilazione e accumulando al loro interno scorte di viveri e munizioni per le emergenze ogni cinque mesi. Inoltre,grazie ai generatori i tunnel sono sempre forniti di elettricità.
Nel frattempo il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha dichiarato che in futuro non è esclusa una completa mobilitazione delle milizie sciite in Siria per aiutare il Presidente Bashar al-Assad e ha paragonato la minaccia ISIS alla guerra condotta contro Israele nel 1982.