Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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martedì 2 giugno 2015

Quei 21 ragazzi del Primo giugno


di Francesco Lucrezi

In questi giorni cade il dodicesimo anniversario di uno dei più spaventosi e disumani attentati terroristici di tutti i tempi. Il Primo giugno del 2001, infatti, un kamikaze palestinese provocò una tremenda esplosione – la cintura esplosiva era stata riempita da un’impressionante quantità di biglie di metallo e chiodi – davanti all’ingresso della discoteca Dolphinarium, sul lungomare di Tel Aviv, dove erano assembrati numerosissimi ragazzi, per lo più giovanissimi, in attesa di entrare per una serata di svago.

Si trattava di una discoteca di modesto livello, scelta perciò da giovani di famiglie non abbienti, che non potevano permettersi di più. 17 giovani trovarono immediatamente la morte al momento della deflagrazione, altri quattro morirono nei giorni successivi, a seguito delle terribili ferite riportate. I feriti ammontarono a 120, molti dei quali sarebbero rimasti menomati per tutta la vita.

Si trattava, per lo più, di giovani di origine russa, figli di famiglie di immigrati dall’ex Unione Sovietica, scampate ai pogrom, alle persecuzioni zariste e comuniste, i cui genitori o nonni avevano coronato di recente – a seguito della dissoluzione del regime sovietico – l’antico sogno della aliyà, della ‘salita’ verso una vita di serenità, dignità e libertà, nella propria patria, libera e redenta.

Molti, tra i nemici di Israele, esaltarono il gesto; pochi, nel mondo, lo condannarono; l’Europa, come al solito, alzò le spalle. Il popolo di Israele si ritrovò, per l’ennesima volta, in una solitudine raggelante: nera come la notte, rossa come il sangue dei suoi adolescenti.

Ricordiamo i nomi di questi giovani, a cui l’odio bestiale degli assassini e il cinismo del mondo impedirono di crescere, di vivere:

Jan Bloom, 25 anni;

Marina Berkovizki, 17 anni;

Roman Dezanshvili, 21 anni;

Yevgenia Haya Dorfman, 15 anni;

Ilya Gutman, 19 anni;

Anya Kazachkov, 16 anni;

Katherine Kastaniyada-Talkir, 15 anni;

Aleksei Lupalu, 16 anni;

Mariana Medvedenko, 16 anni;

Irena Nepomneschi, 16 anni;

Yelena Nelimov, 18 anni;

Yulia Nelimov, 16 anni;

Raisa Nimrovsky, 15 anni;

Diez (Dani) Normanov, 21 anni;

Sergei Panchenko, 20 anni;

Simona Rodin, 18 anni;

Ori Shahar, 32 anni;

Liana Sakiyan, 16 anni;

Yael-Yulia Sklianik, 15 anni;

Maria Tagilchev, 14 anni;

Irena Usdachi, 18 anni.

Non dimenticheremo i loro nomi: la loro breve vita è stata per noi preziosa; la loro morte, una cicatrice eterna.

Sit levis terra; che Erez Israel sia leggera sulle loro spoglie.

(Fonte: Moked.it, 29 Maggio 2013)

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