Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Sempre con Israele!!!

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Lettori fissi

sabato 25 luglio 2015

Toccherà a Israele salvare il mondo per la terza volta?

In quanto politico giordano-palestinese, insieme a molti altri politici e decisori arabi ho finito col capire che Israele è essenziale per la nostra stessa esistenza. In realtà, Israele ha già salvato noi e il mondo da almeno due disastri globali.
La prima volta che Israele ha salvato tutti noi fu all’inizio degli anni ‘80, quando il presidente iracheno Saddam Hussein era uno dei più forti alleati arabi dell’Occidente. Saddam era schierato contro la Repubblica Islamica iraniana ed era visto come un asset indispensabile dai governi occidentali e come un fattore di equilibrio regionale contro la potenza dell’Iran. L’Occidente era innamorato al punto di Saddam da permettergli di perseguire un programma nucleare, ottenuto con l’aiuto della Francia. Proprio come oggi fa l’Iran, Saddam sosteneva che il suo programma nucleare era “per uso pacifico e civile”. Il suo reattore nucleare venne costruito con l’approvazione degli Stati Uniti. Israele invece non l’aveva bevuta, e nel 1981 inviò i suoi piloti a distruggere il reattore nucleare di Saddam in una missione da cui era improbabile che sarebbero tornati. Gli archivi ci dicono che l’allora vicepresidente americano George H. W. Bush era furibondo per l’operazione israeliana. I governi arabi e quelli occidentali condannarono il raid, alcuni addirittura parlarono di un’ iniziativa alle Nazioni Unite. Naturalmente i mass-media occidentali compatti misero alla gogna Israele.
Solo nove anni dopo Saddam occupava il Kuwait e minacciava l’intera regione del Golfo dicendo apertamente che voleva prendere il controllo delle “ricchezze petrolifere degli arabi” per poter mettere in ginocchio l’Occidente. Gli Stati Uniti e molti paesi occidentali (Italia compresa) dovettero mettere in campo sangue e denaro per espellere Saddam dal Kuwait, ma lo poterono fare senza temere un suo attacco nucleare o un suo ricorso a bombe “sporche” (radioattive): e così l’operazione Desert Storm andò via liscia. Se Saddam avesse avuto ancora il suo programma nucleare, l’intera situazione e il suo esito avrebbero potuto essere molto diversi. In effetti, Saddam sarebbe potuto restare al potere fino ad oggi se non fosse stato per Israele, che si era assunto il rischio di distruggere il suo programma nucleare. In poche parole, Israele salvò il mondo da un potere esaltato che era arrivato vicino ad ottenere armi nucleari.
Piloti israeliani al rientro dalla missione contro il reattore nucleare iracheno
1981: piloti israeliani al rientro dalla missione contro il reattore nucleare iracheno

Quella non è stata l’unica volta che Israele ha salvato il mondo. Un altro dittatore arabo, il siriano Bashar Assad, aveva un programma nucleare segreto e stava costruendo un reattore con l’aiuto della Corea del Nord. Quando diversi governi non erano ancora convinti che il programma esistesse davvero, Israele non perse tempo. Nel 2007 una squadra di jet israeliani bombardò il reattore di Assad riducendolo in macerie. Secondo alcune fonti, nell’attacco sarebbero rimasti uccisi degli scienziati nucleari della Corea del Nord e dell’Iran: circostanza che naturalmente i paesi implicati non potrebbero mai ammettere. Questa volta il mondo non condannò espressamente il raid, ma molti lo criticarono aspramente perché Assad stava collaborando con gli Stati Uniti nella lotta contro al-Qaeda in Iraq e aveva catturato alcuni terroristi consegnandoli alle forze americane. Molti governi occidentali vedevano Assad come un alleato, esattamente come avevano fatto con Saddam. Appena quattro anni dopo, in Siria scoppiava la guerra civile e il paese si trasformava rapidamente in una roccaforte islamista, col territorio suddiviso tra gli islamisti, soprattutto dell’ISIS e del Fronte Nusra, e lo stesso Assad. Sia Assad che gli islamisti stanno massacrando i loro civili. Nel 2013 Assad ha persino utilizzato armi chimiche per uccidere civili siriani.
Si consideri: Assad non esita a trucidare la sua gente, comprese donne e bambini. Avrebbe avuto qualche remora a minacciare il mondo con le armi nucleari, se il suo programma nucleare non fosse stato distrutto? E poi, visto che la Siria non è un paese piccolo, avrebbe esitato a usare un’arma nucleare su una o due città siriane pur di mettere a tacere i ribelli? Sostanzialmente Israele ha salvato il popolo siriano dalla follia ultima di un dittatore sanguinario, e il mondo dalle imprevedibili conseguenze di quella follia.
Ancora più interessante è il fatto che il reattore nucleare di Assad si trovava a Deir el-Zour, nel nord-est della Siria: una regione caduta nelle mani degli islamisti poco dopo l’inizio della guerra civile. Riusciamo a immaginare cosa avrebbero potuto fare quegli islamisti con un reattore nucleare? Avrebbero minacciato il resto della Siria, i paesi vicini (compresa la Turchia) e lo stesso Occidente, perlomeno con le bombe “sporche” se non qualcosa di più avanzato.
Il poliziotto: “Devo perquisire il suo veicolo per droghe” – “Cosa, adesso?” – “No, fra un mese” (L’accordo sul nucleare iraniano prevede ispezioni internazionali con preavviso di 24 giorni)

Oggi Stati Uniti e Occidente hanno raggiunto un accordo con l’Iran sul suo programma nucleare. Sulla carta e in teoria l’accordo potrebbe passare per accettabile e persino equo per tutte le parti. Ma costoro non capiscono ciò che Israele sa molto bene: non solo l’Iran è governato da estremisti islamisti sciiti che non manterranno la parola, ma se l’Iran otterrà l’atomica, sarà l’unica potenza nucleare a non temere le conseguenze del lancio di un attacco nucleare su qualsiasi paese, persino sugli Stati Uniti. Se l’Iran attaccasse un paese dotato di armi nucleari capace di rispondere a tono, all’Iran non potrebbe importare di meno: i suoi capi vogliono morire come martiri e andare in paradiso a incontrare le vergini. Il dittatore nordcoreano è spietato, disumano e anche pazzo, ma non lancerà attacchi nucleari per capriccio perché sa che ci sarebbero contrattacchi. Non vuole morire né perdere il paese su cui governa. Viceversa, il martirio collettivo di tutta la nazione iraniana potrebbe essere esattamente ciò che i capi mullah iraniani vanno cercando. Per questo, al momento giusto premeranno il pulsante. I capi iraniani potrebbero perseguire persino la fine di tutto il pianeta attraverso l’utilizzo di armi nucleari per soddisfare la loro visione del ritorno del Messia sciita, al-Mahdi, che tornerà solo dopo un disastro globale. Questo è ciò che Israele sa, e molti altri no, dell’ideologia millenarista iraniana.
Israele prenderà l’iniziativa di salvare il mondo una terza volta, magari distruggendo il programma nucleare iraniano? Non possiamo dirlo e nemmeno suggerire che debba accadere. Tuttavia, se Israele non farà nulla e un giorno l’Iran comincerà a minacciare il mondo con le armi nucleari, quelli che oggi demonizzano Israele, lo boicottaggio e lo calunniano come uno stato guerrafondaio, improvvisamente desidereranno tanto averlo invece sostenuto.
Ci attendono tempi molto difficili, e Israele personifica il proverbio arabo-palestinese che dice: “A che ti serve la tua intelligenza se attorno a te tutti sono impazziti?”
(Da: Israel HaYom, 21.7.15)

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