Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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Lettori fissi

sabato 9 gennaio 2016

Nazi Propaganda returns in Palestinian incitement


Palestinesi come i Pellerossa? Non scherziamo, sciacalli di tragedie

di Ryan Bellerose
Cari Palestinesi,
facciamo chiarezza su un paio di questioni. Non potete mettervi a parlare di genocidio quando la vostra popolazione viene fatta saltare in aria.
In qualità di persona la cui famiglia ha subito quanto sopra, sono qui per dirvi di farla finita con queste str***e, è offensivo e fastidioso.
Non state vivendo quello “che hanno passato i Nativi Americani”. Nessuno vi ha imposto di parlare una lingua diversa, pregare Dio in maniera diversa, o vi ha sottratto i vostri luoghi sacri. In realtà, questo è quanto VOI avete fatto. Avete preso possesso di luoghi sacri altrui, obbligato le popolazioni indigene a parlare la lingua araba e a pregare come Musulmani. Quindi, davvero, piantatela.
Non avete in corso una battaglia per i diritti civili come in America. I neri d’America non hanno fatto saltare scuolabus o pizzerie piene zeppe di bambini per ottenere l’eguaglianza dei diritti, e sicuramente non avranno detto all’infinito di voler annegare tutti i bianchi nel mare.
Non siete perseguitati come gli omosessuali, per qualcosa che è al di fuori del vostro controllo. Nessuno vi lancia da un edificio perché amate qualcuno che non dovreste. Per cui, ancora, smettetela, è roba vecchia, specialmente quando alcuni di noi sanno che la vostra società non solo odia gli omosessuali, ma li perseguita attivamente. Voi siete quelli che li spingono dai palazzi!
Non andate a rubarvi le storie degli altri. State rubando l’identità di ciò che era conosciuto come Popolo Palestinese. Prima della Seconda Guerra Mondiale, quel termine indicava gli Ebrei. Ma va bene, è un termine colonialista, e sono sicuro che i miei amici Ebrei non lo amino. Preferiscono essere chiamati Giudei, Ebrei, Israeliti o Israeliani, quindi potete prendere la vostra spazzatura colonialista e sparire.
Credete che la vostra sia l’unica lotta sulla faccia della terra che abbia importanza. Quando chiunque altro osa vivere una tragedia, state dannatamente certi che arrivate voi e ci saltate dentro per impedire che quello/quella abbiano anche solo 5 minuti nei media senza che voi tentiate di accaparrarvi il loro dolore.
Ferguson? Screw Ferguson, è Ferguson della Palestina! Il Black Lives Matter (movimento attivista contro la violenza sui neri in America, n.d.t.)? Diavolo, no! Mettete l’hashtag Blacklivesmatter, ma poi aggiungete “palestinianliversmatter” subito dopo, perche Dio non ammette che qualcosa non riguardi pure voi. Pulizia etnica? Allora perché ci sono 0% di Ebrei nell’area controllata dagli Arabi dell’Autorità Palestinese e almeno 2 milioni di Arabi nelle aree controllate dagli Ebrei? A me sembra sia chiaro chi sia lo spazzino etnico qui.
Niente più “Idle No More” (gruppi a supporto dei diritti dei Nativi Americani, n.d.t.)? Diritti dei Nativi? No, bisogna che sia “la Palestina in solidarietà con “Idle no more””, oppure “la Palestina che supporta i diritti dei Nativi”, anche se poi nel concreto neanche lo fa. Nessuno si è offerto di donarci uno Stato, e in realtà noi stiamo sulla nostra antica terra.
“Bring back our girls” (la campagna mondiale per riportare a casa le oltre 200 studentesse nigeriane rapite da Boko Haram lo scorso 14 aprile nello stato del Borno, n.d.t.)? Tutti rimasero sconvolti dal rapimento, compiuto dai Musulmani, delle ragazze Cristiane in Nigeria e voi avete pensato bene di agganciarvi pure a questo vagone? Seriamente? Andiamo su, veramente dovreste ridere sotto i baffi per questo. Potete ammetterlo.
La lotta dei Nativi Americani contro i conquistatori colonialisti? Niente, anche lì vi inventate “From Turtle Island to Palestine”, anche se chiunque con almeno la terza elementare sa che gli Arabi sono di fatto i colonialisti che hanno colonizzato l’intera dannata regione nel VII Secolo, uccidendo e forzando la conversione della popolazione indigena dell’intera regione. NON SIETE VOI GLI INDIGENI NELLA TERRA CHE STATE CERCANDO DI RIVENDICARE. Ripetete con me: “I Giudei provengono dalla Giudea, gli Arabi dall’Arabia”. Potete vivere lì, solo dovete smetterla di opprimere gli altri.
Quando 3 bambini ebrei sono stati rapiti (uccisi in realtà), avete festeggiato, avete offerto caramelle in giro, avete fatto grandi sorrisi e foto con le dita in segno di vittoria per celebrare un atto tanto efferato, ma poi avete avuto l’assoluto smisurato fegato di promuovere l’hashtag “bringbackourboys”? Ma veramente?
Ecco poi il corpicino esanime di un bambino che bagna la riva della Turchia, vittima di un mondo incurante che ha permesso che il conflitto in Siria e la proliferazione dell’ ISIS causassero la morte di centinaia di migliaia di uomini – mentre tutti erano fissati con la “piaga dei Palestinesi” – e voi disgraziati non riuscite neanche a lasciare che il mondo prenda atto di questo fatto e volete saltare sopra anche a questa tragedia. Vergogna, vergogna, vergogna. Se aveste una coscienza dovreste vergognarvi.
Potrei anche continuare, perché, siamo onesti, ogni singola tragedia che ho visto accadere nel mondo negli ultimi decenni è immediatamente stata seguita da un “sì, ma avete visto cosa stanno facendo gli Ebrei ai Palestinesi?”. Siete diventati sciacalli di tragedie. Non avete nessuna legittima tragedia che sia vostra, quindi siete obbligati ad ingigantire e cooptare qualsiasi cosa, e siete senza vergogna.
Si, ho visto ciò che accade a Gaza e nella PA, e non è neanche lontanamente la stessa maledettissima cosa che dite voi. È tempo per voi, gente, dannazione, di crescere un po’! Non è che tutto ruota attorno a voi, non è che ogni singolo rifugiato al mondo rimane un piagnucoloso rifugiato autorizzato per 67 dannatissimi anni. Molti di noi vanno avanti, molti non rubano al nostro stesso popolo e trascinano per anni un conflitto per poter continuare a scremare soldi.
Volete sapere la verità? Questo è il motivo per cui i Palestinesi non potranno avere buone cose in futuro.
Senza alcuna stima per voi,
Ryan Bellerose*
P.S. Sentitevi pure liberi di ritenervi offesi, sorprendentemente la cosa mi lascia indifferente.
Nativo americano dell’insediamento Paddle Prairie Metis (Northern Alberta, Canada), è da anni impegnato nella lotta per i diritti umani

sabato 2 gennaio 2016

Il detenuto in Israele paffuto e laureato, il prigioniero in Siria ridotto pelle e ossa

Suscita sorpresa e scalpore nel mondo arabo un accostamento di fotografie postato su internet da un giornalista di al-Jazeera


Il giornalista siriano della tv al-Jazeera Faisal Faisal al-Qassem
Il giornalista siriano della tv al-Jazeera Faisal al-Qassem

Un messaggio postato su Facebook da un giornalista arabo che mette a confronto la miserrima condizione dei prigionieri siriani con quella dei ben nutriti detenuti palestinesi in Israele è circolato sul web in modo “virale”, suscitando in tutto il mondo arabo inaspettate espressioni di elogio per il modo in cui vengono trattati i detenuti nelle carceri israeliane.
All’indomani del raid attribuito a Israele che ha causato la morte del terrorista libanese Samir Kuntar, il giornalista della tv al-Jazeera Faisal al-Qassem ha postato su Facebook due foto affiancate: quella di uno scheletrico detenuto siriano in una prigione del regime di Assad e quella del ben pasciuto Samir Kuntar al momento della sua scarcerazione dopo quasi trent’anni di detenzione in un penitenziario israeliano.
“Samir Kuntar – recita la didascalia delle foto postate dal giornalista arabo – ha lasciato la prigione israeliana con una laurea e una pancia da bevitore di birra. All’altro estremo, ecco come escono i siriani dalle prigioni di Assad”. Nella foto il detenuto siriano appare emaciato e denutrito, a malapena in grado di sostenere il suo fisico ridotto pelle e ossa, mentre fissa la fotocamera dal letto su cui è seduto.
La foto di Kuntar risale alla sua scarcerazione, nel 2008, da un penitenziario israeliano dopo aver scontato 29 anni per il suo ruolo nello spietato assassinio di quattro israeliani in un’incursione terroristica del 1979 nella città settentrionale israeliana di Nahariya, un attacco durante il quale Kuntar fra l’altro aveva ucciso una bambina di quattro anni fracassandole la testa con il calcio del fucile. Kuntar venne scarcerato nell’ambito di un ricatto di Hezbollah per la restituzione delle salme dei soldati israeliani Eldad Regev e Ehud Goldwasser, sequestrati e uccisi dalla milizia libanese durante un’incursione in territorio israeliano nel luglio 2006.

Le foto postate su Facebook dal giornalista arabo Faisal al-Qassem (clicca per ingrandire)

Durante gli anni di detenzione in Israele, Kuntar ha partecipato a un programma grazie al quale i detenuti palestinesi sono autorizzati a seguire corsi on-line della Open University of Israel, conseguendo una laurea in scienze politiche e sociali.
Faisal Al-Qassem è un noto giornalista televisivo siriano che conduce il talk-show in diretta “L’opposta direzione” sull’emittente araba al-Jazeera. Conosciuto per il suo stile provocatorio, al-Qassem si è guadagnato notorietà in tutto il mondo arabo con la sua pagina Facebook seguita da 8,7 milioni di persone. Il post di domenica scorsa ha rapidamente collezionato più di 100.000 “mi piace” e quasi 20.000 condivisioni sui social-network.
Sebbene non siano mancati alcuni lettori che hanno reagito con rabbia al post di al-Qassem criticandolo per un messaggio che a loro avviso sarebbe troppo “filo-israeliano”, molti altri hanno reagito con parole di apprezzamento e persino di elogio per le condizioni delle carceri israeliane, che evidenziano una radicale differenza rispetto agli altri paesi del Medio Oriente. “Ci viene insegnato che le carceri israeliane sono le peggiori del mondo – ha commentato un utente arabo di Facebook – ma in realtà sappiamo che gli israeliani sono più clementi di tutti gli arabi”. Un altro lettore arabo ha scritto: “Alcuni dicono che i sionisti sono i nostri più grandi nemici, cani e assassini. Ma i musulmani uccidono molti più musulmani che i sionisti”.
Dopo il suo rilascio, Kuntar ha assunto un ruolo di primo piano nella milizia fondamentalista sciita Hezbollah, ed è stato insignito di alte onorificenze dall’allora presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e dal presidente siriano Bashar Assad. Kuntar, druso d’origine, ha contribuito ad organizzare cellule terroristiche di drusi siriani sulle alture del Golan e altrove, con lo scopo di perpetrare attacchi terroristici contro Israele. Proprio questa sua rinnovata attività terroristica, stando alle notizie disponibili, sarebbe stata all’origine della decisione di eliminarlo.

(Da: Times of Israel, 22.12.15)

Quel bell’appartamento, con un vicino sociopatico

Un’allegoria mediorientale
Di Daniel Robert Krygier
Daniel Robert Krygier, autore di questo articolo
Daniel Robert Krygier, autore di questo articolo
 
Vi interessa il mio appartamento? E’ piccolo ma molto bello, e con una splendida vista sul mar Mediterraneo.
Tuttavia, è mio dovere mettervi in guardia circa il mio vicino. Per dirla tutta, è mentalmente instabile: al suo confronto, Jack lo Squartatore sembra Madre Teresa di Calcutta.
Spesso e volentieri dà fuori di matto, maneggia regolarmente esplosivi e razzi, e si scaglia contro di noi brandendo coltelli e gridando “Allahu Akbar”.
Come favola della buonanotte, legge ai suoi bambini storie molto violente e sanguinarie, oppure antiche fiabe oscure intitolate Mein Kampf e Protocolli dei Savi di Sion. Ai suoi figli insegna che la mia famiglia è malvagia, che discende direttamente da scimmie e maiali e che deve essere sterminata.
Ogni volta che gli impedisco di fare del male a mia moglie e ai miei figli, va in giro strillando che l’ho aggredito, e regolarmente vengo denunciato per aver causato disordini nel palazzo. Non manca chi invoca varie forme di boicottaggio contro la mia famiglia.
 
“Il mio vicino sociopatico” (poster palestinese che inneggia alle aggressioni anti-israeliane)
 
L’assemblea condominiale è del parere che, se soltanto io gli cedessi metà del mio appartamento, il mio vicino di casa si metterebbe il cuore in pace. Ma ogni volta che lo invito a tavola per provare a parlare e sistemare le cose mettendo fine a questa situazione assurda e pericolosa, lui mi accusa di avergli rubato il mio appartamento, anche se non è vero.
Siete ancora interessati? No? Anch’io non lo sarei.
Ma si dà il caso che io amo il mio appartamento, e che non ne ho un altro. Così, per il momento, dovrò continuare a tenere porte e finestre sbarrate, dovrò continuare ad armarmi e a stare all’erta, nell’attesa che il mio vicino sociopatico guarisca dalla sua malattia. Cercate di capire: il mio stesso nome deriva da questo appartamento, che appartiene alla mia famiglia da generazioni e generazioni. Il mio nome è Israele.
(Da: Times of Israel, 30.12.15)