Il popolo palestinese: un'invenzione assoluta!

Un dirigente dell'Olp, Zahir Muhsein, dichiarò a un giornale olandese nel 1974:



"il popolo palestinese non esiste,
il popolo palestinese è stato creato per ragioni strategiche in funzione antisionista, ma non appena avremo conseguito la distruzione di Israele non aspetteremo un solo momento ad unirci al popolo arabo di cui facciamo parte."



O.rganizzazione N.on U.tile

“Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975)

Antisionismo è antisemitismo!

"Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente ‘antisionista’. E io dico: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei..." M.L. King

Documentazione sulla Siria

L'attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: "Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne."

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giovedì 13 aprile 2017

“Assad è il nostro nemico, non Israele”

Lo dicono i feriti siriani curati in Israele. La testimonianza di un medico arabo druso delle Forze di Difesa israeliane

Il presidente d’Israele Reuven Rivlin visita pazienti siriani in un ospedale israeliano

Sette feriti siriani – due bambini, quattro donne e un uomo – aspettano nel dolore che scenda il buio per attraversare il confine ed entrare in territorio nemico. Loro sono siriani, il territorio “nemico” è Israele. Sotto un debole chiaro di luna, i membri del corpo medico delle Forze di Difesa israeliane fanno passare rapidamente i pazienti attraverso quella che è una frontiera ostile e li caricano su ambulanze blindate dirette verso ospedali israeliani attrezzati per la terapia intensiva. E’ una scena che si ripete continuamente dal 2013, quando l’esercito israeliano ha iniziato a prendersi cura dei civili siriani feriti nei feroci combattimenti interni che imperversano a pochi chilometri di distanza. In questo modo silenzioso e discreto Israele ha già curato circa 3.000 pazienti, per il 20% bambini: un numero destinato ad aumentare con l’inasprirsi degli scontri nella vicina Siria a seguito del recente attacco con armi chimiche e del conseguente attacco missilistico statunitense.
Sebbene queste cifre non rappresentino che una piccola frazione delle centinaia di migliaia di vittime in sei anni di guerra siriana, sia i medici che i pazienti dicono che questo intervento ha cambiato la percezione di molti e ha contribuito ad attenuare le tensioni sul confine. Il dottor Salman Zarka, direttore dello Ziv Medical Center nella città settentrionale israeliana di Safed, è un ex colonnello del corpo medico che ha prestato servizio sul confine siriano. “Allora – dice – non potevo immaginare che sarebbe stato varato un programma umanitario per i siriani”. Ora il suo ospedale conta la nascita di 19 bambini siriani e invia regolarmente prescrizioni mediche ai pazienti tornati in Siria. “Questo rende tutto più umano, e più complicato” spiega Zarka, aggiungendo d’essere preoccupato per pazienti che conosce solo per nome e che sono tornati in Siria.
Nell’operazione di soccorso di giovedì notte gli ufficiali medici hanno deciso che due dei sette pazienti, tra cui una bambina di 3 anni, avevano ferite troppo gravi e così, via radio, hanno fatto arrivare un elicottero. I soldati hanno caricato le barelle coi due feriti sotto le lame che ruotavano e l’elicottero è decollato nel cielo notturno alla volta del Rambam Hospital di Haifa. “Controlliamo respiro, polso, pressione: tutti i loro segni vitali – dice Omri Caspi, ufficiale medico – Esaminiamo le ferite, controlliamo il torace, la testa, tutto, e poi decidiamo di quale trattamento hanno bisogno”.
I soldati israeliani caricano in fretta i ferirti siriani arrivati da oltre confine

Solo pochi anni fa scene come queste sarebbero state impensabili. Il regime del presidente siriano Bashar Assad è acerrimo nemico di Israele; contatti attraverso le linee sulle alture del Golan erano praticamente inesistenti. Ma lo scoppio della guerra civile siriana nel 2011 ha modificato radicalmente lo scenario. Il versante siriano del Golan è ora diviso tra le truppe governative e una quantità di gruppi ribelli. Ai combattimenti si sono poi aggiunti russi, iraniani e libanesi Hezbollah, tutti a supporto alle forze di Assad. Israele si è perlopiù tenuto fuori dalla guerra civile siriana, costata la vita già a più di 400.000 persone. A quanti risulta, ha solo effettuato alcuni attacchi aerei contro convogli di armi strategiche dirette a Hezbollah.
Quest’ultimo gruppo di feriti siriani è arrivato in Israele nel momento stesso in cui i missili americani colpivano la base aerea siriana dell’attacco chimico, a meno di 200 chilometri di distanza da qui.
Due pazienti siriani ricoverati da qualche tempo allo Ziv Medical Center hanno accettato di parlare all’Associated Press della loro esperienza in Siria e Israele, a condizione di restare anonimi per paura che loro o le loro famiglie possano essere presi di mira, in Siria, se si venisse a sapere che sono stati in Israele. Dicono che in Siria si è a poco a poco sparsa la voce che Israele aiuta i feriti che arrivano disperati al confine. E che l’assistenza medica è gratuita. Gli ospedali non fanno discriminazioni e assicurano che non raccolgono informazioni personali dai pazienti.
Uno dei due, un 26enne di Deraa, la città nel sud della Siria dove nel 2011 iniziarono le contestazioni anti-Assad spietatamente represse dal regime, sorride seduto su una sedia a rotelle: una gamba mutilata, l’altra stretta in una ingessatura metallica. Dice che era per strada quando una bomba gli ha maciullato le gambe. Impossibile trovare cure adeguate nella devastata sanità siriana, e così ha trovato il modo di arrivare in Israele, pur essendo stato cresciuto nell’odio verso questo paese. “Allora, quando non c’erano scontri in Siria, nessuna rivoluzione, niente di niente, il più grande nemico del mondo per noi era Israele. Era il nemico assoluto”. Il suo compagno si presenta con lo pseudonimo di “Baibars”, il nome di un guerriero musulmano del XIII secolo che sconfisse crociati e mongoli. Una bomba gli ha frantumato  le ossa della faccia: lesioni che, senza aiuto medico, stavano suppurando fino a impedirgli di aprire la bocca. Dopo 40 giorni e svariati interventi all’ospedale Ziv, ora il rivoluzionario 25enne parla senza sosta e canta persino di un suo amore perduto, oltre a lodare i pasticcini israeliani. “Siamo arrivati in posti che i miei nonni non hanno mai visto e incontrato persone buone” dice, con la mandibola ancora non completamente guarita. Dalla sua stanza d’ospedale israeliano, Baibars dice che potrebbe vedere la Siria. Nella sua lunga lista di nemici del popolo siriano – Assad, Russia, Iran, Houthi, Hezbollah, Afghanistan – non include più Israele. “Il regime ha usato armi chimiche sin dall’inizio della guerra – dice Baibars, facendo riferimento agli attacchi a Ghouta Est e Dharaya – Noi cercavamo solo di difenderci”. E conclude: “Il futuro della Siria non annovera Assad. Israele non è il nemico. Bashar Assad è il nemico”.

(Da: Israel HaYom, YnetNews, 9.4.17)

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